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La Scommessa della Fusione: Un Salto nel Futuro Energetico

La Scommessa della Fusione: Un Salto nel Futuro Energetico
⏱ 40 min

Il costo globale degli investimenti in ricerca e sviluppo sulla fusione nucleare ha superato i 20 miliardi di dollari, con una significativa accelerazione negli ultimi cinque anni, suggerendo un'intensificazione degli sforzi per rendere questa tecnologia una realtà commerciale prima della fine del decennio.

La Scommessa della Fusione: Un Salto nel Futuro Energetico

L'idea di imbrigliare l'energia che alimenta le stelle è antica quanto l'umanità stessa. La fusione nucleare promette una fonte di energia quasi illimitata, pulita e intrinsecamente sicura, capace di rivoluzionare il nostro rapporto con l'energia. Ma siamo davvero vicini a realizzare questo sogno? La comunità scientifica e il settore privato sembrano puntare con decisione verso il 2030 come una data spartiacque, un anno in cui potremmo vedere i primi prototipi di reattori a fusione operativi su scala significativa, aprendo la strada alla commercializzazione.

Per decenni, la fusione nucleare è stata considerata la "gallina dalle uova d'oro" dell'energia, sempre a pochi decenni di distanza. Tuttavia, recenti progressi tecnologici, un aumento degli investimenti privati e una maggiore collaborazione internazionale stanno riscrivendo questa narrazione. La possibilità di una fonte energetica che non produce scorie radioattive a lunga vita e che non comporta rischi di meltdown come la fissione nucleare tradizionale, rende la fusione un obiettivo di primaria importanza nella lotta contro il cambiamento climatico e nella ricerca di indipendenza energetica.

Questo articolo esplorerà i fondamenti della fusione, i recenti e promettenti progressi, le sfide ancora da affrontare e i principali attori che stanno guidando questa corsa entusiasmante verso un futuro energetico potenzialmente illimitato. Il 2030 non è solo una data arbitraria; rappresenta una convergenza di sforzi e innovazioni che potrebbero effettivamente segnare un punto di svolta.

Una Promessa di Energia Pulita e Abbondante

A differenza della fissione nucleare, che scinde atomi pesanti come l'uranio, la fusione unisce atomi leggeri, tipicamente isotopi dell'idrogeno (deuterio e trizio), per formarne uno più pesante, rilasciando enormi quantità di energia. Il processo imita quello che avviene nel nucleo del Sole e delle altre stelle. I principali vantaggi teorizzati includono l'assenza di emissioni di gas serra, una disponibilità quasi illimitata dei combustibili (il deuterio si estrae dall'acqua di mare e il trizio può essere prodotto all'interno del reattore stesso) e una sicurezza intrinseca del processo, poiché le condizioni necessarie per la fusione sono così estreme da rendere impossibile una reazione a catena incontrollata.

Il Contesto Storico: Dalla Teoria alla Pratica

Le basi teoriche della fusione risalgono agli anni '20 del XX secolo, ma i primi esperimenti pratici iniziarono solo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Progetti come ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor) in Francia, il più grande esperimento di fusione al mondo, sono il culmine di decenni di ricerca collaborativa e hanno aperto la strada a una comprensione più profonda delle complesse dinamiche del plasma. Tuttavia, la strada verso un reattore commerciale funzionante è stata lunga e costellata di sfide ingegneristiche e fisiche.

I Principi della Fusione: Come Funziona il Sole sulla Terra

Comprendere la fusione nucleare significa addentrarsi nel mondo del plasma, lo stato della materia in cui si trovano le stelle. Per innescare la fusione sulla Terra, è necessario ricreare condizioni simili a quelle del nucleo solare: temperature estremamente elevate e pressioni immense. Queste condizioni sono necessarie per superare la repulsione elettrostatica tra i nuclei atomici carichi positivamente e permettere loro di avvicinarsi abbastanza da far prevalere la forza nucleare forte, che li lega.

Gli isotopi più studiati per la fusione sono il deuterio (D) e il trizio (T), entrambi isotopi dell'idrogeno. La reazione D-T è la più facile da ottenere perché richiede temperature relativamente inferiori (circa 100 milioni di gradi Celsius) e densità di plasma sufficienti per raggiungere un bilancio energetico positivo, ovvero produrre più energia di quella necessaria per mantenere la reazione. La reazione produce un nucleo di elio (particella alfa) e un neutrone ad alta energia. Quest'ultimo è cruciale per il processo perché può colpire il litio circostante nel rivestimento del reattore, generando nuovo trizio, il combustibile più scarso e radioattivo del ciclo.

Confinamento del Plasma: Le Due Vie Principali

La sfida principale nella fusione è mantenere il plasma, che è un gas ionizzato incredibilmente caldo, confinato abbastanza a lungo e con sufficiente densità da permettere alle reazioni di avvenire in modo efficiente. Esistono due approcci principali per raggiungere questo obiettivo:

Magnetico
Utilizza potenti campi magnetici per contenere il plasma caldo, impedendogli di toccare le pareti del reattore. Il design più comune è il tokamak.
Inerziale
Consiste nel comprimere e riscaldare rapidamente piccole capsule di combustibile (deuterio-trizio) con potenti laser o fasci di particelle.

L'approccio del confinamento magnetico, in particolare attraverso la configurazione del tokamak, è quello che ha visto i maggiori progressi e che domina la maggior parte degli investimenti a lungo termine, tra cui il progetto ITER. I tokamak utilizzano una serie di bobine magnetiche per creare un campo toroidale che intrappola il plasma caldo, impedendogli di disperdersi.

La Sfida del Bilancio Energetico Positivo (Q > 1)

Uno degli obiettivi fondamentali nella ricerca sulla fusione è raggiungere un "guadagno netto di energia", indicato dal fattore Q. Un Q di 1 significa che l'energia prodotta è uguale all'energia immessa per riscaldare il plasma. Un Q maggiore di 1 indica un guadagno netto. Il National Ignition Facility (NIF) negli Stati Uniti ha recentemente raggiunto un Q > 1 nell'ambito del confinamento inerziale, un traguardo storico. Tuttavia, per un reattore commerciale, è necessario un Q molto più elevato, dell'ordine di 10 o più, per compensare le perdite di energia del sistema e alimentare la rete elettrica. Raggiungere un Q sostenuto ed elevato è ancora una delle principali sfide.

Progressi Recenti: Un Ritmo Accelerato Verso la Realizzazione

Negli ultimi anni, il campo della fusione ha vissuto una fase di accelerazione senza precedenti. Diversi esperimenti hanno dimostrato risultati promettenti, spingendo la comunità scientifica a guardare al 2030 con rinnovato ottimismo. La combinazione di scoperte scientifiche, innovazioni ingegneristiche e un crescente interesse da parte degli investitori privati ha creato un ecosistema fertile per il progresso.

Il traguardo più eclatante è stato raggiunto dal National Ignition Facility (NIF) a Livermore, California, che nel dicembre 2022 ha annunciato di aver ottenuto per la prima volta un'ignizione da fusione, producendo più energia di quella utilizzata dai laser per innescare la reazione. Questo risultato storico nell'ambito del confinamento inerziale dimostra la fattibilità fisica del processo, anche se la strada verso un reattore commerciale basato su questa tecnologia è ancora lunga e presenta sfide uniche.

Parallelamente, i progressi nel confinamento magnetico sono altrettanto significativi. Esperimenti condotti in varie parti del mondo, utilizzando sia grandi progetti internazionali che startup private innovative, stanno spingendo i limiti di temperatura, densità e tempo di confinamento del plasma. La comprensione e il controllo delle instabilità del plasma, un tempo considerate ostacoli insormontabili, stanno migliorando grazie a simulazioni computazionali avanzate e a nuove tecniche di diagnostica.

Il Successo del NIF e le Implicazioni del Confinamento Inerziale

Il raggiungimento dell'ignizione da fusione al NIF è stato un momento epocale. Utilizzando 192 potenti laser puntati su una piccola capsula contenente deuterio e trizio, i ricercatori hanno creato le condizioni necessarie per la fusione. Il rapporto tra l'energia prodotta dalla fusione e l'energia laser che ha colpito il bersaglio (noto come Q_target) è stato superiore a 1. Questo successo è fondamentale perché valida i modelli fisici e dimostra che l'ignizione è possibile. Tuttavia, il NIF è un impianto di ricerca e non un reattore di potenza, e le sfide per passare a un sistema commerciale basato sul confinamento inerziale includono l'aumento della frequenza degli impulsi laser, la gestione del calore e la durabilità dei componenti.

Tokamak e Stellarator: LEvoluzione del Confinamento Magnetico

Nel campo del confinamento magnetico, il tokamak rimane la configurazione dominante. ITER, attualmente in costruzione in Francia, è progettato per dimostrare la fattibilità scientifica e tecnologica della fusione su larga scala, mirando a produrre 500 MW di potenza termica per circa 10 minuti. Altri esperimenti, come JET (Joint European Torus) nel Regno Unito, hanno già raggiunto significative produzioni di potenza di fusione, anche se per periodi molto brevi. Accanto ai tokamak, gli stellarator, che utilizzano configurazioni magnetiche più complesse e intrinsecamente stabili, stanno guadagnando terreno, con progetti come Wendelstein 7-X in Germania che dimostrano la loro capacità di confinare il plasma per periodi prolungati.

Il Ruolo Crescente del Settore Privato

Una delle differenze più marcate rispetto ai decenni passati è l'afflusso massiccio di capitali privati nel settore della fusione. Decine di startup, supportate da venture capital e investitori visionari, stanno esplorando approcci innovativi e talvolta non convenzionali per raggiungere la fusione commerciale più rapidamente. Aziende come Commonwealth Fusion Systems (CFS), spin-off del MIT, con il loro reattore compatto SPARC, stanno puntando sull'uso di superconduttori ad alta temperatura per creare campi magnetici più potenti e compatti, riducendo le dimensioni e i costi dei futuri reattori. Altre startup stanno esplorando alternative ai tradizionali tokamak o pursuing approcci basati sul confinamento inerziale con tecnologie laser o a fasci di ioni.

Investimenti Stimati nella Ricerca sulla Fusione (2018-2023)
Anno Investimenti Pubblici (Miliardi USD) Investimenti Privati (Miliardi USD) Totale Stimato (Miliardi USD)
2018 2.5 0.8 3.3
2019 2.7 1.2 3.9
2020 2.9 2.5 5.4
2021 3.1 4.0 7.1
2022 3.3 5.5 8.8
2023 (Stima) 3.5 7.0 10.5

Sfide Tecnologiche: Ostacoli da Superare per la Commercializzazione

Nonostante gli entusiasmanti progressi, la strada verso la commercializzazione della fusione nucleare è ancora disseminata di ostacoli tecnologici e ingegneristici significativi. La trasformazione di un esperimento scientifico di successo in un reattore in grado di fornire energia affidabile e conveniente alla rete elettrica richiede soluzioni innovative e la capacità di superare problemi complessi.

Uno degli aspetti più critici è la gestione dei materiali. Il plasma della fusione, con le sue temperature di milioni di gradi Celsius, genera flussi intensi di neutroni ad alta energia. Questi neutroni possono danneggiare i materiali strutturali dei reattori, causandone l'infragilimento e la radioattivazione (anche se le scorie primarie della fusione sono considerate meno problematiche e a vita più breve rispetto a quelle della fissione). Lo sviluppo di materiali in grado di resistere a queste condizioni estreme per decenni è fondamentale per la longevità e la sicurezza dei futuri impianti. La ricerca si concentra su leghe di acciai speciali, compositi di carburo e altri materiali avanzati.

Un'altra sfida importante è la produzione e gestione del trizio. Il trizio è un isotopo radioattivo dell'idrogeno con un tempo di dimezzamento di circa 12 anni. Sebbene sia presente in piccole quantità nell'ambiente, per un reattore a fusione è necessario produrlo in loco. Il processo di "breeding" del trizio, in cui i neutroni della fusione colpiscono il litio presente nel reattore, deve essere estremamente efficiente per mantenere la scorta necessaria. Inoltre, la gestione sicura del trizio, che è un gas radioattivo e altamente mobile, richiede sistemi ingegneristici sofisticati per evitare perdite.

Materiali Avanzati e Resistenza alle Radiazioni

La scelta e lo sviluppo dei materiali per il rivestimento interno del reattore (la "prima parete") e per le strutture circostanti sono di vitale importanza. Questi materiali devono resistere non solo all'intenso bombardamento di neutroni, ma anche all'attacco termico e chimico del plasma. La ricerca è orientata verso materiali che mostrano una bassa attivazione neutronica, minimizzando la produzione di scorie radioattive secondarie e rendendo più semplice lo smantellamento dei reattori a fine vita. Leghe a base di tungsteno e carburi di silicio stanno mostrando risultati promettenti, ma la loro integrazione su larga scala in un ambiente operativo estremo è ancora una sfida.

Produzione e Gestione del Trizio: Un Ciclo Delicato

Il trizio è un componente chiave per la reazione D-T, ma la sua disponibilità naturale è molto limitata. La capacità di un reattore a fusione di produrre il proprio trizio è quindi cruciale. Il processo di "breeding", che prevede la reazione dei neutroni ad alta energia con il litio presente in speciali "mantelli" o "blanket" posti attorno al nucleo del reattore, deve essere efficiente. Si stima che un reattore debba avere un fattore di riproduzione del trizio (TBR) di almeno 1.1 per essere autosufficiente e garantire una riserva. La raccolta, la purificazione e la conservazione del trizio generato richiedono tecnologie specializzate per garantire la sicurezza e prevenire la fuoriuscita di questo isotopo radioattivo.

Ingegneria del Plasma e Stabilità a Lungo Termine

Mantenere il plasma in uno stato stabile e ad alta performance per periodi prolungati rimane una sfida scientifica e ingegneristica. Le instabilità del plasma possono causare perdite di energia o interruzioni della reazione. Il controllo di queste instabilità richiede sistemi di diagnostica avanzati e sofisticati algoritmi di controllo in tempo reale. La capacità di "pulire" il plasma da impurità che possono raffreddarlo e spegnere la reazione è anch'essa fondamentale. L'ottimizzazione dei profili di temperatura e densità del plasma per massimizzare il rilascio di energia è un campo di ricerca attivo.

I Grandi Progetti e gli Attori Chiave: Chi Guida la Corsa

La ricerca e lo sviluppo sulla fusione nucleare sono guidati da una combinazione di imponenti progetti internazionali, istituzioni di ricerca all'avanguardia e un numero crescente di aziende private innovative. Questa diversità di approcci e la competizione amichevole stanno accelerando il progresso verso la realizzazione di un reattore a fusione commerciale.

ITER, il progetto più ambizioso e costoso nel campo della fusione, rappresenta lo sforzo congiunto di 35 nazioni. Situato nel sud della Francia, ITER è concepito come un reattore tokamak di dimensioni senza precedenti, progettato per dimostrare la fattibilità scientifica e tecnologica della fusione come fonte di energia su larga scala. Il suo obiettivo è produrre una potenza di fusione di 500 MW, circa dieci volte la potenza immessa per riscaldare il plasma, e mantenere la reazione per centinaia di secondi. Il completamento di ITER segnerà una pietra miliare cruciale.

Accanto a ITER, diverse altre nazioni e consorzi stanno portando avanti i propri programmi di fusione. La Cina, ad esempio, con il suo esperimento EAST, ha raggiunto traguardi significativi nel mantenere plasmi ad alta temperatura per tempi prolungati. Gli Stati Uniti continuano a investire nella ricerca, sia attraverso istituzioni come il MIT e la Princeton University, sia attraverso il successo del NIF nel confinamento inerziale.

Tuttavia, negli ultimi anni, il settore privato ha assunto un ruolo sempre più di primo piano. Aziende come Commonwealth Fusion Systems (CFS), fondata da ricercatori del MIT, stanno sviluppando reattori tokamak compatti e più economici utilizzando magneti superconduttori ad alta temperatura (HTS). Il loro prototipo SPARC è progettato per dimostrare un guadagno di energia netto (Q>1) in modo più rapido e potenzialmente a costi inferiori rispetto ai grandi progetti internazionali. Altre startup, tra cui Helion, TAE Technologies e General Fusion, stanno esplorando approcci tecnologici diversi, come il confinamento magnetico pulsato, fasci di particelle e pistoni idraulici, nel tentativo di trovare percorsi più rapidi e scalabili verso la fusione commerciale.

ITER: Il Colosso Internazionale della Fusione

ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor) è un progetto collaborativo che coinvolge l'Unione Europea, Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Russia e Stati Uniti. Il suo obiettivo è dimostrare la produzione di energia da fusione su scala di megawatt, testando le tecnologie chiave per la produzione di energia di fusione e validando il concetto di reattore a fusione come fonte di energia pulita e sicura. Il completamento della costruzione e l'avvio delle operazioni sono previsti nei prossimi anni, con l'obiettivo di produrre il primo plasma entro il 2025 e raggiungere le operazioni di fusione Deuterio-Trizio entro il 2035. Le sfide nella gestione di un progetto di tale portata e complessità sono immense, ma il suo successo sarebbe una svolta epocale.

La Rivoluzione delle Startup: Innovazione e Investimenti Privati

L'esplosione di startup nel settore della fusione è una delle tendenze più significative degli ultimi anni. Queste aziende, grazie a una maggiore agilità e a un focus specifico su soluzioni commerciali, stanno portando avanti approcci diversificati. Commonwealth Fusion Systems (CFS) è un esempio emblematico, con il suo progetto SPARC che utilizza magneti superconduttori ad alta temperatura (HTS) per creare campi magnetici più forti in un dispositivo più compatto. Altre aziende come TAE Technologies stanno esplorando approcci basati su fasci di particelle per il confinamento del plasma, mentre General Fusion si concentra su un concetto di confinamento magnetico inerziale basato su un pistone rotante. Questi attori privati non solo accelerano la ricerca, ma attirano anche investimenti significativi, segnalando la crescente fiducia nel potenziale commerciale della fusione.

Investimenti Privati in Startup di Fusione (2020-2023)
2020$0.8 Mld
2021$1.5 Mld
2022$2.5 Mld
2023$3.0 Mld

Collaborazioni e Competizione: Un Ecosistema Dinamico

L'ecosistema della fusione è caratterizzato da una dinamica unica di collaborazione e competizione. Progetti come ITER beneficiano della condivisione di conoscenze e risorse a livello globale. Allo stesso tempo, le startup competono per attrarre talenti e capitali, spingendo i confini dell'innovazione. I governi stanno riconoscendo l'importanza strategica della fusione, aumentando i finanziamenti pubblici e creando quadri normativi favorevoli. Questa combinazione di sforzi internazionali, ricerca accademica e spirito imprenditoriale privato sta creando un ambiente fertile per accelerare lo sviluppo della fusione.

"La fusione è una maratona, non uno sprint, ma negli ultimi anni abbiamo visto un'accelerazione senza precedenti. Gli investimenti privati stanno portando agilità e un focus sulla commercializzazione che prima mancava. Vedo un potenziale reale per dimostrare la fattibilità commerciale entro la fine del decennio."
— Dr. Anya Sharma, Fisico delle Plasmi, Istituto di Ricerca Energetica Avanzata

Impatto Globale: Una Rivoluzione Energetica Attesa

Se la fusione nucleare riuscirà a diventare una fonte di energia commerciale praticabile entro il 2030 o poco dopo, le implicazioni per il nostro pianeta e la nostra società saranno profonde. Si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione energetica, con la capacità di affrontare alcune delle sfide più pressanti del nostro tempo.

In primo luogo, la fusione offre una soluzione promettente alla crisi climatica. A differenza dei combustibili fossili, i reattori a fusione non emettono gas serra. La loro operatività pulita potrebbe consentire una decarbonizzazione rapida ed efficace dei settori energetici, riducendo drasticamente le emissioni di CO2 e rallentando il riscaldamento globale. L'energia di fusione, se realizzata, potrebbe fornire una base di carico energetica costante e affidabile, complementando le fonti rinnovabili intermittenti come solare ed eolico, e garantendo una transizione energetica completa e sicura.

In secondo luogo, la fusione promette una sicurezza energetica senza precedenti. I combustibili, deuterio e litio, sono abbondanti e ampiamente distribuiti in tutto il mondo. Ciò ridurrebbe la dipendenza da singole nazioni o regioni per l'approvvigionamento energetico, diminuendo le tensioni geopolitiche legate alle risorse e garantendo un accesso più equo all'energia per tutti i paesi.

Inoltre, la fusione potrebbe alimentare una nuova era di prosperità economica. L'energia pulita e a basso costo potrebbe stimolare l'innovazione in numerosi settori, dalla produzione industriale alla mobilità, e consentire lo sviluppo di nuove tecnologie che oggi sono limitate dai costi o dalla disponibilità energetica. L'abbondanza di energia renderebbe economicamente sostenibili processi che oggi sono troppo energivori, come la desalinizzazione su larga scala o la cattura diretta dell'anidride carbonica dall'aria.

Decarbonizzazione e Lotta al Cambiamento Climatico

La fusione nucleare si presenta come uno strumento potenzialmente trasformativo nella lotta contro il cambiamento climatico. La sua capacità di generare enormi quantità di energia senza emissioni dirette di gas serra la rende un complemento ideale alle fonti rinnovabili. La disponibilità di una fonte di energia di base pulita e costante potrebbe facilitare il phase-out dei combustibili fossili, contribuendo in modo significativo al raggiungimento degli obiettivi climatici globali, come quelli stabiliti dall'Accordo di Parigi. La sua intrinseca sicurezza, priva di rischi di reazioni a catena incontrollate, la distingue ulteriormente dalle preoccupazioni associate ad altre fonti energetiche.

Sicurezza Energetica Globale e Indipendenza

L'indipendenza energetica è un obiettivo fondamentale per molte nazioni. La fusione, grazie all'abbondanza dei suoi combustibili primari (deuterio dall'acqua di mare e litio da varie fonti terrestri), ridurrebbe drasticamente la dipendenza da fornitori esteri di combustibili fossili. Questo non solo migliorerebbe la stabilità economica nazionale, ma potrebbe anche contribuire a ridurre i conflitti internazionali legati al controllo delle risorse energetiche. L'energia di fusione potrebbe effettivamente democratizzare l'accesso all'energia su scala globale.

Innovazione Tecnologica e Sviluppo Economico

L'avvento dell'energia di fusione aprirebbe scenari inimmaginabili per l'innovazione tecnologica e lo sviluppo economico. L'energia abbondante e a basso costo potrebbe abbattere le barriere per settori ad alta intensità energetica, come la produzione di materiali avanzati, l'agricoltura verticale, la mobilità a zero emissioni e persino la terraformazione o l'esplorazione spaziale. Lo sviluppo dei materiali avanzati, delle tecnologie di superconduttività e dei sistemi di controllo necessari per i reattori a fusione potrebbe avere ricadute positive in innumerevoli altri campi industriali, creando nuove opportunità di lavoro e stimolando la crescita economica.

100 milioni
Gradi Celsius: Temperatura approssimativa necessaria per la fusione D-T.
20 Mld+
Dollari: Investimenti globali stimati in ricerca e sviluppo sulla fusione.
1 Tonnellata
Litio: Quantità necessaria per produrre circa 1000 tonnellate di trizio, sufficiente per alimentare un reattore per diversi anni.

Il potenziale impatto della fusione è così vasto che è difficile quantificarlo appieno. Tuttavia, la traiettoria attuale della ricerca e degli investimenti suggerisce che potremmo essere all'alba di una nuova era energetica. Il 2030 è una data ambiziosa ma, con il ritmo attuale, non è un obiettivo irraggiungibile per vedere i primi passi concreti verso la fusione commerciale.

Domande Frequenti sulla Fusione Nucleare

La fusione nucleare è sicura?
Sì, la fusione nucleare è intrinsecamente più sicura della fissione nucleare. Non c'è rischio di una reazione a catena incontrollata o di un "meltdown" come nei reattori a fissione. Le condizioni necessarie per la fusione sono così estreme che qualsiasi interruzione del processo (come un guasto tecnico) porterebbe allo spegnimento immediato del reattore, senza effetti catastrofici. Le scorie radioattive prodotte sono principalmente dovute all'attivazione neutronica dei materiali del reattore, ma queste hanno un tempo di dimezzamento molto più breve rispetto alle scorie della fissione.
Quando sarà disponibile l'energia di fusione per uso commerciale?
Sebbene siano stati compiuti progressi significativi, la commercializzazione su larga scala è ancora una sfida. Molti esperti e aziende puntano al 2030 per vedere i primi prototipi di reattori dimostrare la fattibilità commerciale, ma la piena integrazione nella rete elettrica globale potrebbe richiedere diversi anni in più, probabilmente verso la fine degli anni '30 o l'inizio degli anni '40 del XXI secolo.
Qual è la differenza tra fusione e fissione nucleare?
La fissione nucleare divide atomi pesanti (come l'uranio) per produrre energia, generando scorie radioattive a lunga vita. La fusione nucleare unisce atomi leggeri (come gli isotopi dell'idrogeno) per produrre energia, emulando il processo che avviene nel Sole. La fusione promette un'energia più pulita, sicura e quasi illimitata, con scorie meno problematiche.
Quali sono i combustibili per la fusione?
I combustibili più comunemente studiati per la fusione sono il deuterio (un isotopo stabile dell'idrogeno) e il trizio (un isotopo radioattivo dell'idrogeno). Il deuterio si estrae facilmente dall'acqua di mare, mentre il trizio può essere prodotto all'interno del reattore stesso attraverso la reazione dei neutroni con il litio.
Quanto costa attualmente la ricerca sulla fusione?
Gli investimenti globali nella ricerca e sviluppo sulla fusione sono notevoli. Si stima che gli investimenti pubblici e privati combinati abbiano superato i 20 miliardi di dollari a livello mondiale, con una crescita esponenziale degli investimenti privati negli ultimi anni. Progetti come ITER hanno budget che si aggirano intorno ai 20-25 miliardi di euro.